Ogni mattina milioni di italiani si mettono in macchina, salgono su un autobus, pedalano in bici o camminano per raggiungere il posto di lavoro. È un gesto quotidiano, quasi automatico. Eppure in quel tragitto — così ordinario — si nasconde una delle tutele meno conosciute del sistema lavorativo italiano.
Si chiama infortunio in itinere, ed è un diritto che spetta a chi subisce un danno fisico nel percorso tra casa e lavoro. Un incidente stradale, una caduta sul marciapiede, uno scivolone sulle scale della metropolitana: eventi che la legge equipara a pieno titolo a un infortunio sul lavoro.
Cos’è l’infortunio in itinere
L’infortunio in itinere è l’evento lesivo che colpisce il lavoratore durante il normale tragitto di andata e ritorno tra la propria abitazione e il luogo di lavoro. La tutela si estende anche al percorso tra due sedi lavorative, per chi ha più rapporti di lavoro, e al tragitto verso il luogo in cui si consumano abitualmente i pasti, quando non esiste una mensa aziendale.
È disciplinato dall’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 ed è equiparato a tutti gli effetti a un infortunio sul lavoro. Questo significa che è coperto dall’INAIL — l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro — indipendentemente da chi ha causato l’incidente.
Quando scatta la copertura
Perché l’INAIL riconosca l’infortunio in itinere, devono ricorrere alcune condizioni precise.
Il percorso deve essere diretto e normale: il più breve o quello abitualmente seguito dal lavoratore per raggiungere il posto di lavoro. Deviazioni o interruzioni per motivi personali — una sosta al negozio, una commissione non urgente — possono far venire meno la copertura.
Ci sono però eccezioni importanti che la giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto. La deviazione per accompagnare i figli a scuola è generalmente tutelata. Lo stesso vale per le interruzioni causate da forza maggiore, come un incidente che blocca la strada o un guasto del mezzo pubblico.
Per quanto riguarda il mezzo di trasporto, l’uso del mezzo privato è coperto quando è necessitato: quando mancano adeguati mezzi pubblici, quando gli orari sono incompatibili con quelli di lavoro, o quando la distanza rende impraticabile il percorso a piedi. Un caso particolare riguarda la bicicletta: dal 2015, la legge la considera sempre mezzo necessitato, quindi l’infortunio in bicicletta nel tragitto casa-lavoro è sempre coperto dall’INAIL.
Non rientrano nella tutela gli infortuni causati dall’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, dalla guida senza patente o da comportamenti definiti “rischio elettivo” — scelte volontarie e irragionevoli che il lavoratore avrebbe potuto evitare.
Cosa copre l’INAIL
L’INAIL eroga un’indennità economica a partire dal quarto giorno di assenza: il 60% della retribuzione fino al novantesimo giorno, poi il 75% fino alla guarigione. Copre inoltre tutte le spese mediche e riabilitative autorizzate. In caso di invalidità permanente superiore al 6% viene riconosciuto un indennizzo aggiuntivo. In caso di morte, i familiari hanno diritto a una rendita e a un assegno funerario.
L’INAIL copre il danno secondo proprie tabelle, ma esclude voci importanti come il danno morale, la sofferenza psicologica e altre spese non rimborsate. Quando l’infortunio è causato da un terzo responsabile, si apre un secondo canale: il danno differenziale, ovvero la quota non coperta dall’INAIL che può essere richiesta all’assicurazione del responsabile civile. Spesso si tratta di importi significativi che molti lavoratori non sanno di poter recuperare.


Cosa fare subito dopo l’infortunio
I primi passi sono decisivi, sia dal punto di vista medico che per tutelare i propri diritti.
Il primo è ricevere assistenza medica e farsi rilasciare un certificato dal Pronto Soccorso che riporti chiaramente che l’infortunio è avvenuto “in itinere”. Questa dicitura è fondamentale per attivare la copertura INAIL.
Il secondo è avvisare il datore di lavoro entro 24 ore dall’evento. È lui che ha l’obbligo di presentare la denuncia all’INAIL entro due giorni dalla comunicazione.
Il terzo è documentare tutto: il percorso abituale, gli orari, le circostanze dell’incidente. Più la documentazione è precisa, più sarà facile dimostrare che l’infortunio rientra nella tutela.
Cosa fare subito dopo l’infortunio
I primi passi sono decisivi, sia dal punto di vista medico che per tutelare i propri diritti.
Il primo è ricevere assistenza medica e farsi rilasciare un certificato dal Pronto Soccorso che riporti chiaramente che l’infortunio è avvenuto “in itinere”. Questa dicitura è fondamentale per attivare la copertura INAIL.
Il secondo è avvisare il datore di lavoro entro 24 ore dall’evento. È lui che ha l’obbligo di presentare la denuncia all’INAIL entro due giorni dalla comunicazione.
Il terzo è documentare tutto: il percorso abituale, gli orari, le circostanze dell’incidente. Più la documentazione è precisa, più sarà facile dimostrare che l’infortunio rientra nella tutela.
Cosa succede se l’INAIL nega la copertura
Non sempre l’INAIL riconosce automaticamente l’infortunio in itinere. Può accadere che l’ente contesti le circostanze, il percorso o la necessità del mezzo utilizzato.
In questi casi è possibile presentare un’opposizione amministrativa entro tre anni dall’evento. Un professionista esperto può valutare le possibilità di ricorso e costruire la documentazione necessaria per ottenere il riconoscimento.
Affidarsi a chi conosce questo percorso
Gestire un infortunio in itinere significa interfacciarsi contemporaneamente con l’INAIL, il datore di lavoro, e — se c’è un responsabile civile — con la sua assicurazione. Tre interlocutori diversi, con logiche e tempi diversi.
In Gruppo Themis affianchiamo i lavoratori infortunati in ogni fase di questo percorso: dalla verifica dei requisiti per il riconoscimento INAIL, alla valutazione del danno differenziale, fino alla trattativa con le compagnie assicurative. La prima consulenza è gratuita e senza impegno. Non chiediamo mai anticipi: le nostre competenze vengono riconosciute solo al momento dell’effettivo risarcimento ottenuto.
Se hai subito un infortunio nel tragitto casa-lavoro e non sai da dove cominciare, inizia da una telefonata. Non costa nulla capire cosa ti spetta davvero.
Gruppo Themis — Professionisti del Risarcimento. Al tuo fianco in ogni fase.