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Infortunio sul lavoro: cosa fare, a chi spettano i rimborsi e perché l’INAIL non basta sempre

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Ogni anno in Italia si registrano centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro. Cadute, traumi, incidenti con macchinari, esposizioni a sostanze pericolose: situazioni molto diverse tra loro, ma con un punto in comune. Chi le subisce si ritrova spesso a fare i conti con dolore fisico, assenza forzata dal lavoro e una burocrazia che non sempre è semplice da navigare.

Questo articolo non è scritto per i tecnici della sicurezza. È scritto per chi ha appena vissuto un incidente, o per chi vuole capire in anticipo cosa prevede la legge e quali tutele esistono davvero.

Cos’è un infortunio sul lavoro

Un infortunio sul lavoro è un evento improvviso e violento che avviene durante lo svolgimento dell’attività lavorativa e che causa una lesione fisica, un’inabilità temporanea o permanente, o nei casi più gravi la morte del lavoratore.

La legge italiana — attraverso il sistema assicurativo gestito dall’INAIL — prevede una copertura obbligatoria per la maggior parte dei lavoratori dipendenti, parasubordinati e per alcune categorie di autonomi come artigiani e coltivatori diretti.

Cosa fare subito dopo l’infortunio

Le prime ore dopo un infortunio sono decisive, non solo dal punto di vista medico, ma anche per tutelare i propri diritti.

Il primo passo è ricevere assistenza medica e farsi rilasciare un certificato che riporti con precisione la natura delle lesioni, le circostanze dell’evento e la prognosi. Questo documento è fondamentale: senza di esso, qualsiasi richiesta successiva diventa molto più complicata.

Il secondo passo è avvisare il datore di lavoro entro 24 ore. È lui che ha l’obbligo di inviare la denuncia all’INAIL, di solito entro due giorni dalla ricezione della comunicazione. Se il datore di lavoro non lo fa, il lavoratore può presentarla direttamente.

 

 

Cosa paga l’INAIL

L’INAIL eroga un’indennità economica a partire dal quarto giorno di assenza dal lavoro. I primi tre giorni, chiamati periodo di carenza, sono generalmente a carico del datore di lavoro secondo le regole del contratto collettivo applicato.

Dal quarto al novantesimo giorno, l’indennità corrisponde al 60% della retribuzione media giornaliera. Dal novantesimo giorno in poi, sale al 75%, fino alla guarigione clinica.

Nei casi in cui l’infortunio lasci postumi permanenti, l’INAIL riconosce un’ulteriore tutela. Se il danno biologico è inferiore al 6%, non è previsto indennizzo. Tra il 6% e il 15%, viene erogata una somma una tantum. Oltre il 16%, si ha diritto a una rendita mensile calcolata sulla base del grado di invalidità e della retribuzione.

L’ente copre anche tutte le spese mediche, gli esami diagnostici e le terapie riabilitative, purché preventivamente autorizzate.

Perché l’INAIL spesso non basta

Molti lavoratori commettono un errore: pensano che l’indennizzo INAIL esaurisca ogni diritto. Non è così.

L’INAIL copre il danno biologico secondo tabelle predefinite, ma non considera una serie di voci di danno che possono essere ugualmente rilevanti: il danno morale, la sofferenza psicologica, il mancato guadagno nei casi in cui la retribuzione effettiva sia superiore alla base di calcolo dell’ente, e le spese non rimborsate.

Esiste uno strumento giuridico preciso per recuperare queste differenze: si chiama danno differenziale, ed è la quota di risarcimento che l’INAIL non copre e che può essere richiesta al datore di lavoro — o alla sua assicurazione — quando l’infortunio è avvenuto per colpa di quest’ultimo o per violazione delle norme di sicurezza.

Agire per il danno differenziale richiede competenze medico-legali e legali specifiche. Una valutazione perizia fatta in modo superficiale può portare a riconoscere un grado di invalidità inferiore a quello reale, con conseguenze economiche importanti.

Il ruolo della perizia medico-legale

Uno degli aspetti più sottovalutati di un infortunio sul lavoro è la valutazione del danno. L’INAIL effettua una propria valutazione, ma questa non è sempre esaustiva né definitiva.

Un medico legale indipendente può analizzare il caso in modo autonomo, confrontare i risultati con le tabelle di riferimento e, se necessario, presentare ricorso contro la valutazione dell’ente. Molti lavoratori scoprono solo in questa fase che il loro grado di invalidità era stato sottostimato — e che la differenza, in termini economici, può essere molto significativa.

I tempi di prescrizione: attenzione alle scadenze

Un elemento spesso trascurato è quello delle scadenze legali. Il diritto al risarcimento del danno differenziale si prescrive generalmente in tre anni dalla data dell’infortunio o dalla data in cui il lavoratore ha avuto conoscenza del danno permanente.

Aspettare troppo, o affidarsi all’attesa passiva, può compromettere definitivamente la possibilità di ottenere quanto spetta. Agire tempestivamente, anche solo per una prima valutazione del caso, è sempre la scelta più prudente.

Quando rivolgersi a un professionista del risarcimento

Non ogni infortunio richiede l’intervento di uno specialista. Ma quando le lesioni sono serie, quando l’invalidità è permanente, quando il datore di lavoro contesta la dinamica dei fatti o quando la liquidazione proposta sembra inadeguata, affidarsi a chi conosce a fondo questi meccanismi fa davvero la differenza.

Un professionista del risarcimento è in grado di coordinare la valutazione medico-legale, gestire i rapporti con l’INAIL e con le assicurazioni, e costruire un dossier solido per ottenere il riconoscimento integrale di tutti i danni subiti — compresi quelli che troppo spesso vengono ignorati.

Il tutto, di norma, senza alcun anticipo economico da parte del lavoratore: le competenze vengono riconosciute solo al momento dell’effettivo risarcimento.

In sintesi

Subire un infortunio sul lavoro è già di per sé una situazione difficile. Non conoscere i propri diritti rischia di trasformarla anche in una perdita economica evitabile. L’INAIL garantisce una tutela di base, ma non sempre sufficiente. Sapere quando e come integrare quella tutela con strumenti aggiuntivi è il primo passo per ottenere davvero il risarcimento che spetta.

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